Pratiche curatoriali. Intervista con Gianluca Marziani.

DC&V: Hai un sito (ricchissimo di contenuti), un profilo su facebook e un blog su myspace. Che rapporto hai con questi mezzi di comunicazione? Quanto e se per un curatore è importante servirsi dei social network per comunicare ciò che fa?

GM: Il valore tecnologico è oggi una necessità fluida che contribuisce al mestiere curatoriale su tre piani: informativo, comunicativo, elaborativo. Non vedo la tecnologia come un’opzione ma come elemento intrinseco allo spirito della nostra epoca. Una tecnologia necessaria e utile, ancor meglio se bella e desiderabile. Da maneggiare con cura, perché come qualsiasi forma di bellezza contiene alte dosi di fragilità.

DC&V: Sei un curatore indipendente. Che cosa significa? Come si svolge la tua giornata?Come cambia l’approccio alla cura di una mostra in un museo, in una galleria o in uno spazio di altro genere?

GM: Significa prima di tutto svegliarsi all’orario che reputi opportuno (andando a letto all’orario che reputi opportuno). Ma soprattutto significa agire su molteplici piattaforme senza vincoli di esclusiva. Mi sembra un carattere fondamentale per il nostro mestiere: devi poterti muovere in ogni direzione sotto molteplici profili. Per quanto mi riguarda, adoro la libertà di costruire le giornate con un plot ogni volta diverso, creando percorsi e link umani che non ti limitano alla ripetizione di uno schema settimanale.

DC&V: Ti chiedessero di curare il Padiglione Italia alla Biennale di Venezia opteresti per una mostra personale o per una collettiva? Per artisti della nuova generazione, per quelli mid-career, o per artisti già storicizzati?

GM: Opterei per un progetto di altissimo profilo che non ti racconto per nulla al mondo: è una mostra talmente ben congegnata che me la ruberebbero all’istante. Posso solo dirti che si tratta di un progetto tematico con pochi artisti. Intuitivo e spiazzante come nel mio stile.

DC&V: Hai avuto un modello di riferimento come curatore? Ti sei ispirato a qualcuno?

GM: No se penso alle figure che fanno il mio mestiere: ho studiato molto e molti ma ho creato azzeramento di campo, in modo da costruirmi radici e riferimenti senza vincoli ideologici.

DC&V: Sembra che oggi in Italia il ruolo del curatore si sia inflazionato. Molti cercano di intraprendere una carriera curatoriale, pochi ce la fanno veramente. Perché? Quanto conta la bravura, quanto la fortuna?

GM: Credo sia una mescola di vari fattori: conta avere una passione solida e onesta, l’unica che ti fa studiare ogni giorno, senza traguardi definitivi; poi conta la visione, l’obiettivo messo a fuoco, la definizione di una propria idea; quindi conta il fattore umano, il modo in cui si interagisce con gli altri, con cui ti proponi e spieghi le tue idee, non dimenticando che in ogni mestiere devi sempre convincere qualcuno a fare qualcosa; e poi conta la giusta dose di fortuna, determinante in ogni giro vincente della vita.

DC&V: Il curatore ha veramente un potere così forte?

GM: Direi che il curatore d’arte è oggi l’operatore culturale con il più alto livello di potere elaborativo. Il curatore è una sorta di polipo in termini di struttura: un corpo centrale e una serie di tentacoli operativi, dal pensare al progettare, dal coordinamento alla produzione esecutiva del progetto, dalla scrittura al rapporto con gli artisti e le opere, dal lavoro editoriale alla distribuzione dei contenuti…

DC&V: Critico e curatore, critico-curatore. Sono la stessa cosa o c’è differenza?

GM: Dipende dai Paesi e dalle culture. Nel mio caso credo di aver combinato le due identità con un ruolo meno incasellabile del solito. Ho fatto diverse cose prima che le facessero in molti, e oggi mi accorgo di aver quasi sempre visto nella giusta direzione. Ti faccio un esempio: nel 1998 fui il primo ad intuire il legame tra il quadro e le nuove tecnologie, ci scrissi sopra un libro (Nuovo Quadro Contemporaneo) ed ho applicato la teoria alla pratica curatoriale. Diverse persone dicevano che la tecnologia rispetto al quadro avrebbe fallito. E invece quel che dicevo ha vinto su tutta la linea.

DC&V: Perché, secondo te, soprattutto chi si occupa di arte contemporanea, tende a non definirsi più storico dell’arte?

GM: Rimane fondamentale la presenza dello storico, colui che accerta e studia le tracce, i segnali, le crescite e i valori del passato. E’ un altro mestiere rispetto al curatore che agisce sulla formulazione del presente. Assieme si completano, non a caso immagino maggiori interazioni tra i due livelli, sempre più utili per la costruzione di un futuro supportato.

DC&V: È ancora importante una preparazione universitaria per affrontare questo mestiere? Le Università sono ancora in grado di formare una nuova generazione di critici? Quanto è importante veicolare la propria formazione. Intendo dire: documentarsi da soli, vedere le mostre giuste, leggere le riviste giuste ecc.?

GM: Un’ottima scuola resta la miglior scuola. Il problema è proprio questo, ovvero, la difficoltà a trovare scuole che siano formative in termini teorici ma anche produttive in termini lavorativi. Non bisogna mai perdere di vista il valore della formazione ma al contempo consiglio di alimentare l’esperienza sul campo, la pratica quotidiana con la materia del proprio studio.

DC&V: Cosa consiglieresti ad un giovane che vuole avvicinarsi a questo mestiere?

GM: Di provarci se sente una fortissima spinta passionale e percepisce di avere una visione. Lo dico e ridico ma è fondamentale: bisogna avere una visione per diventare curatori, devi immaginare mondi, formulare desideri condivisi, vedere oltre la luce ovvia. Quello che dico con fermezza è di non ascoltare coloro che oggi sono famosi e consigliano agli altri di non fare il loro mestiere: un atto di puro egoismo che mi fa pensare ad un vero stronzo.

H.H.LIM_GONE WITH WIND

Una conversazione con l’artista sino-malese H.H. Lim, recentemente invitato ad esporre presso l’UCCA Center di Beijing, apre il blog della galleria De Crescenzo & Viesti.

DC&V: Oltre ad essere un ’artista gestisci da anni il piccolo e radicalissimo spazio di Edicola Notte (Roma). Hai ospitato tra i più grandi artisti italiani e internazionali, giovani o già  affermati. Che rapporto hai con loro?

H.H.L: Edicola Notte non è nè un punto di partenza nè un punto di arrivo per gli artisti. E’ semplicemente un utero in cui avviene la gestazione e poi il parto di un capolavoro. Tra me e gli artisti che invito ad Edicola Notte, c’è un rapporto del tipo artista-artista così speciale e radicato nel nostro DNA, difficile da comprendere da chi viene da un altro settore.

DC&V: Sei in Italia dal 1976. Hai costruito tutta la tua carriera a Roma. Avevi mai lavorato in Cina prima della mostra all’UCCA Center di Beijing?

H.H.L: Si, ho lavorato al  Guangdong Museum of Art, IT Park di  Taipei, Museum of Art di Shenzhen, e Hong Kong.

DC&V: Jérôme Sans, curatore della mostra, ti ha invitato a lavorare nel fantastico e immenso spazio del museo. Che impressione ti ha fatto? Quale è stato l’impatto?

H.H.L: Si sente sempre parlare dell’energia di Beijing e le tre settimane passate qui mi hanno fatto comprendere quanto questa energia sia una bomba: gallerie e musei lavorano intensamente in un clima davvero effervescente. Ucca è sicuramente  la punta di diamante dell’arte contemporanea dell’intera Cina e non solo, ma anche a livello internazionale. Lavorare con Jérôme Sans, fondatore del Palais de Tokyo è molto stimolante, la sua serietà e professionalità è fondamentale per la comprensione del lavoro degli artisti. E’ venuto più volte a Roma a discutere del mio progetto e questo è stato fondamentale per la sua realizzazione a cui abbiamo lavorato, con la collaborazione di Tang Gallery di Beijing, tra Roma e Beijing.

DC&V: I titoli delle tue mostre e delle tue opere sono sempre accattivanti. Perché “Gone with wind”? Che cosa realizzerai per la mostra?

H.H.L: Ho scelto “Gone with the wind” come titolo della mostra perché riesce a comunicare l’idea alla base del progetto: la velocità del consumismo quotidiano  e la capacità dell’individuo di trovare una strategia adatta ad affrontare l’eccessivo consumo non solo di oggetti materiali, ma anche di sentimenti, immagini, parole ed affetti.

Attraverso il mio punto di vista, voglio amplificare l’idea del consumo quotidiano trasformandolo in un’immagine apocalittica, un chiaro riferimento ad Apocalypse Now di Coppola. Al centro della Middle Room di Ucca ho realizzato l’installazione: 25 ventilatori elettrici, installati sul soffitto della sala, che tagliano automobili, pianoforti, frigoriferi e lavatrici innalzati su alti piedistalli.

L’immagine surreale del vento che taglia questi oggetti, caratteristici della cultura globalizzata e commerciale, diviene metafora  della velocità con cui fagocitiamo le merci e le immagini. Lo spettacolo che si consuma al centro della sala rimanda alle opere pittoriche disposte sulla parete principale: “Gone with the wind” e “Image”.

Dall’elicottero immobilizzato nell’immagine protagonista di “Gone with the wind” ai ventilatori che tagliano gli oggetti sospesi e la colonna centrale della sala, il movimento e la leggerezza del vento entrano nella fissità degli oggetti svelandone la precarietà e il limitato uso nel tempo. La velocità del consumo sfrenato di immagini e oggetti termina la sua corsa nelle tende di “Words Project”, su cui sono stampate immagini del linguaggio gestuale dei sordomuti e allestite sulle altre tre pareti della sala.

Il vento che dai ventilatori soffia sulle tende stampate di “Words Project”  da vita al movimento dei segni-disegni della comunicazione gestuale dei sordomuti: anche la parola, qui, fa parte del vizio del consumo.

DC&V: Il lavoro sarà stato estenuante ma anche estremamente entusiasmante. Hai avuto modo di percepire qual è la “temperatura” dell’arte in Cina?

H.H.L: In Cina fa veramente molto freddo in questo periodo e il più delle volte siamo a meno 5 gradi sotto lo zero, ma la temperatura dell’arte è talmente hot che non ci si accorge neanche del freddo…

H.H. Lim è un artista malese di origini cinesi. Si è trasferito a Roma nel 1976 dove tutt’ora vive e lavora.

UCCA Center di Beijing:

http://www.ucca.org.cn/portal/exhibition/view.798?id=33&menuId=20

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