H.H.LIM_GONE WITH WIND

Una conversazione con l’artista sino-malese H.H. Lim, recentemente invitato ad esporre presso l’UCCA Center di Beijing, apre il blog della galleria De Crescenzo & Viesti.

DC&V: Oltre ad essere un ’artista gestisci da anni il piccolo e radicalissimo spazio di Edicola Notte (Roma). Hai ospitato tra i più grandi artisti italiani e internazionali, giovani o già  affermati. Che rapporto hai con loro?

H.H.L: Edicola Notte non è nè un punto di partenza nè un punto di arrivo per gli artisti. E’ semplicemente un utero in cui avviene la gestazione e poi il parto di un capolavoro. Tra me e gli artisti che invito ad Edicola Notte, c’è un rapporto del tipo artista-artista così speciale e radicato nel nostro DNA, difficile da comprendere da chi viene da un altro settore.

DC&V: Sei in Italia dal 1976. Hai costruito tutta la tua carriera a Roma. Avevi mai lavorato in Cina prima della mostra all’UCCA Center di Beijing?

H.H.L: Si, ho lavorato al  Guangdong Museum of Art, IT Park di  Taipei, Museum of Art di Shenzhen, e Hong Kong.

DC&V: Jérôme Sans, curatore della mostra, ti ha invitato a lavorare nel fantastico e immenso spazio del museo. Che impressione ti ha fatto? Quale è stato l’impatto?

H.H.L: Si sente sempre parlare dell’energia di Beijing e le tre settimane passate qui mi hanno fatto comprendere quanto questa energia sia una bomba: gallerie e musei lavorano intensamente in un clima davvero effervescente. Ucca è sicuramente  la punta di diamante dell’arte contemporanea dell’intera Cina e non solo, ma anche a livello internazionale. Lavorare con Jérôme Sans, fondatore del Palais de Tokyo è molto stimolante, la sua serietà e professionalità è fondamentale per la comprensione del lavoro degli artisti. E’ venuto più volte a Roma a discutere del mio progetto e questo è stato fondamentale per la sua realizzazione a cui abbiamo lavorato, con la collaborazione di Tang Gallery di Beijing, tra Roma e Beijing.

DC&V: I titoli delle tue mostre e delle tue opere sono sempre accattivanti. Perché “Gone with wind”? Che cosa realizzerai per la mostra?

H.H.L: Ho scelto “Gone with the wind” come titolo della mostra perché riesce a comunicare l’idea alla base del progetto: la velocità del consumismo quotidiano  e la capacità dell’individuo di trovare una strategia adatta ad affrontare l’eccessivo consumo non solo di oggetti materiali, ma anche di sentimenti, immagini, parole ed affetti.

Attraverso il mio punto di vista, voglio amplificare l’idea del consumo quotidiano trasformandolo in un’immagine apocalittica, un chiaro riferimento ad Apocalypse Now di Coppola. Al centro della Middle Room di Ucca ho realizzato l’installazione: 25 ventilatori elettrici, installati sul soffitto della sala, che tagliano automobili, pianoforti, frigoriferi e lavatrici innalzati su alti piedistalli.

L’immagine surreale del vento che taglia questi oggetti, caratteristici della cultura globalizzata e commerciale, diviene metafora  della velocità con cui fagocitiamo le merci e le immagini. Lo spettacolo che si consuma al centro della sala rimanda alle opere pittoriche disposte sulla parete principale: “Gone with the wind” e “Image”.

Dall’elicottero immobilizzato nell’immagine protagonista di “Gone with the wind” ai ventilatori che tagliano gli oggetti sospesi e la colonna centrale della sala, il movimento e la leggerezza del vento entrano nella fissità degli oggetti svelandone la precarietà e il limitato uso nel tempo. La velocità del consumo sfrenato di immagini e oggetti termina la sua corsa nelle tende di “Words Project”, su cui sono stampate immagini del linguaggio gestuale dei sordomuti e allestite sulle altre tre pareti della sala.

Il vento che dai ventilatori soffia sulle tende stampate di “Words Project”  da vita al movimento dei segni-disegni della comunicazione gestuale dei sordomuti: anche la parola, qui, fa parte del vizio del consumo.

DC&V: Il lavoro sarà stato estenuante ma anche estremamente entusiasmante. Hai avuto modo di percepire qual è la “temperatura” dell’arte in Cina?

H.H.L: In Cina fa veramente molto freddo in questo periodo e il più delle volte siamo a meno 5 gradi sotto lo zero, ma la temperatura dell’arte è talmente hot che non ci si accorge neanche del freddo…

H.H. Lim è un artista malese di origini cinesi. Si è trasferito a Roma nel 1976 dove tutt’ora vive e lavora.

UCCA Center di Beijing:

http://www.ucca.org.cn/portal/exhibition/view.798?id=33&menuId=20

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